Guazza di San Giovanni

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Guazza di San Giovanni

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Preparare l'acqua di San Giovanni mi piace molto perché mi ricorda che siamo intessuti di tradizioni popolari. Che siamo figli di un passato legato alla terra in cui erano importanti gesti apotropaici perché eravamo solo raccoglitori e contadini, legati alla terra, e che troppa siccità o una grandinata nel momento sbagliato potevano compromettere il raccolto. È una tradizione che ci ricorda che siamo piccoli e facciamo parte della natura. Siamo legati a essa. E fare l'acqua di San Giovanni ci ricolloca alla nostra giusta dimensione di piccoli uomini. È un gesto molto bello ed elegante per sperare che anche quest'anno il "raccolto" vada bene. Perché, anche se ci fa comodo dimenticarlo, siamo solo uomini e niente dipende da noi, e a volte è bene ricoloccarsi in una dimensione di ascolto e gratitudine.

Prepararla è semplice: basta raccogliere dei fiori o frutti verso la sera del 23 giugno, con molta cura, attenzione e gratitudine verso quell'abbondanza intorno a noi, adagiarli nell'acqua e lasciarli fuori tutta notte. Non esistono fiori giusti o sbagliati da raccogliere, ci sono fiori che tradizionalmente sono stati associati alla guazza come l'iperico, ma lasciatevi condurre nella raccolta dal significato che quel fiore o foglia ha per voi.
La mattina dovete lavarvi il viso e il corpo con quest'acqua. Se non l'avete fatta potere sempre camminare a piedi nudi nella rugiada della mattina. Oppure preparare un mazzetto di iperico da appendere fuori dalla vostra casa. E aggrapparci a questi gesti che ci porteranno (forse) fortuna, amore, prosperità, salute e doni della terra ma sicuramente umiltà, gratitudine e rispetto verso la Natura.

I fiori e le foglie che mi sono sentita di raccogliere per la guazza di quest'anno sono: il rovo (Rubus ulmifolius) perché aiuta a passare dal pensiero all'azione.
L'acero (Acer campestre) perché ha le foglie a forma di mano e dona il senso del limite e ci ricorda che abbiamo bisogno degli altri.
L'ortica (Urtica dioica) in quanto affonda le sue radici profondamente nel terreno e aiuta a renderci consapevoli. Indica anche la pazienza perché la sua raccolta richiede cura e attenzione.
Il fiore di panace (Heracleum sphondylium) perché con la sua infiorescenza formata da raggi che confluiscono in un unico punto indica l'unità in un mondo diviso.
Fiore di ginestrino (Lotus corniculatus) perché indica uno spiraglio di luce nei momenti bui.
Astragalo (Astragalus glycyphyllos) perché favorisce l'utilizzo di ciò che si possiede per raggiungere l'intento.
Tarassaco (Taraxacum officinale) perché indica l'abbondanza.
Cicoria (Cichorium intybus) perché fa lasciar andare gli oggetti materiali e condividere ciò che si possiede.
Il meliloto comune (Melilotus officinalis) in quanto facilmente visibile fin da lontano, indica il cammino.
Artemisia (Artemisia verlotiorum) perché è la pianta del femmineo, fa lasciar andare le paure legate all'ego.
Il fiordaliso stoppione (Centaurea jacea) perché è il fiore preferito dalla Manu e indica l'amicizia.
La silene bianca (Silene latifolia) che indica gioia e passione.
Foglia di corniolo (Cornus mas) per la forza.
Fiore di rosa (Rosa canina) per il coraggio di agire senza tenere il giudizio.
Stregona dei boschi (Stachys sylvatica) per onorare la vita.
Achillea (Achillea millefolium) per il benessere, l'abbondanza e la benedizione.
La malva (Malva sylvestris) perché è il fiore della nonna Angiolina e perché aiuta a portare all'estero le proprie conoscenze.
E infine l'immancabile iperico (Hypericum perforatum) perché protegge dal male.
Voi cosa avete scelto?

Autrice Cecilia Tanghetti, capraecavoli.
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